A caccia dell’Einstein africano

17 11 2008
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Ha iniziato a produrre i primi frutti l’Istituto africano di scienze matematiche (Aims) di Città del Capo: un centro di formazione ha aperto le sue porte ad Abuja, capitale della Nigeria, ed è uno dei quindici progetti sponsorizzati nel continente dall’istituto sudafricano. “Grazie a progetti come l’Aims, sono sicuro che sarà possibile vedere molto presto un Einstein dalla pelle nera” afferma con entusiasmo Eric, studente del Madagascar stabilitosi ormai a Città del Capo, dove segue le lezioni presso il centro di ricerca d’eccellenza attivo dal 2003. “È come una grande famiglia, con la passione per la scienza quale denominatore comune” racconta Christine, del Togo, tra i 42 studenti che sono giunti dai quattro angoli del continente per seguire durante l’anno accademico 2008-2009 corsi di matematica, fisica, bioinformatica, ma anche di finanza o astronomia, parlando francese, inglese, amarico, swahili o un’altra tra le numerose lingue africane.

L’istituto con sede in un ex albergo vicino la spiaggia di Muizenberg, alla periferia di Città del Capo, è frutto di un grande progetto del fisico sudafricano Neil Turok, che, desiderando con forza un Einstein africano, offre un insegnamento di alta qualità per nove mesi a piccoli gruppi di studenti, avvalendosi della collaborazione di brillanti professori provenienti da università prestigiose come Oxford o Cambridge. Nessun problema di insegnamento o alloggio, perché i fortunati studenti selezionati sono sostenuti per intero dall’Aims grazie a fondi di donatori esteri e al sostegno delle autorità sudafricane.

L’obiettivo principale è formare una nuova generazione di ricercatori in grado di usare le proprie competenze al servizio dell’Africa: “Non si deve incoraggiare la fuga di cervelli, ma bisogna cercare di far capire agli studenti che sono loro la possibilità per lo sviluppo del continente” ha detto un professore arrivato da Cambridge per insegnare all’Aims. Per ora, sembra che il messaggio sia arrivato a destinazione dal momento che la maggior parte degli studenti è tornata a lavorare nei loro paesi di origine.

(fonte misna)

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