Il calcio sudafricano: passione e poco più

10 12 2007

Dopo avervi raccontato la torcida di Durban, riaccendiamo i riflettori sul derby di Soweto, per scoprire un calcio ancora troppo acerbo per un Mondiale

Se non avete mai avuto la fortuna di assistere a una partita di calcio in uno stadio africano, vi consiglio di rimediare. Forse non avrete sempre la possibilità di vedere all’opera dei fenomeni, ma lo spettacolo dei tifosi vale da solo, come si suol dire, il prezzo del biglietto.

Come molti hanno scritto e detto, può essere che il Sudafrica sia il Paese “meno africano d’Africa”, con le sue spiagge iperturistiche, gli alberghi di lusso, i vini pregiati e i campi da golf. Non tutti, in seno alla CAF, la “UEFA” africana, hanno apprezzato fino in fondo l’assegnazione del primo Mondiale di questo continente alla Rainbow Nation. Ma, se andate allo stadio, dimenticherete di trovarvi in questo avamposto dell’Occidente e vi godrete tutto lo spettacolo del calcio africano.

Ecco perchè, essendo a Durban per il sorteggio dei gironi di qualificazione al Mondiale, non è possibile fare a meno di assistere a Orlando Pirates-Kaiser Chiefs, derby di Soweto portato in riva all’Oceano Indiano come preludio all’evento Fifa.

L’Absa Stadium, solitamente impiegato per il rugby, è a due passi dal cantiere de Moses Mabhida, l’impianto che, come recentemente annunciato dalla Fifa, ospiterà la seconda semifinale di Sudafrica 2010, il 7 luglio. Come dimostrato anche dai bafana bafana di Parreira, a Siena, il calcio sudafricano esprime una passione senza limiti, ma poco di più.

Dispiace dirlo della squadra che farà gli onori di casa alla prossima Coppa del Mondo, ma sembrano davvero dei dilettanti. I movimenti, dei singoli e delle squadre, sono quelli delle nostre categorie amatoriali: ventuno giocatori (resta fuori solo il portiere della squadra che attacca) in area, per i calci d’angolo, difensori che, puntati dall’avversario, arretrano spalle alla porta. Roba che neanche più all’oratorio. Di tattica, poi, neanche a parlarne, non si vede l’ombra di una diagonale, di uno schema appena accennato, anche se non è detto che questo sia necessariamente un male.

Parreira lo ha detto e ripetuto: lui può fare qualcosa per alzare il livello tecnico-tattico della nazionale A, ma questa generazione è l’unica che beneficerà del suo lavoro. Non esistono competizioni giovanili serie, non ci sono “maestri” di calcio, dopo il Mondiale, il brasiliano tornerà in Brasile e qui saranno ancora al punto di partenza. Considerando l’organizzazione, soprattutto a livello giovanile, di nazioni come il Ghana, o la Nigeria, appare assurdo che una potenza economica come il Sudafrica sia rimasta indietro anni luce, rispetto alle vicine africane.

La partita, comunque, è divertente: spazi larghissimi, squadre allungate all’inverosimile, voragini difensive da una parte e dall’altra, ma nessuno dei 45mila dell’Absa Stadium sembra preoccuparsene. Se finisse 5-5, nessuno potrebbe lamentarsene. I Kaiser Chiefs (famosi anche per avere ispirato l’omonimo gruppo inglese) giocano un po’ meglio, anche se sembrano bloccati in un 4-4-2 rigidissimo che frena i movimenti di tutta la squadra. I Pirates, però, sono più “trascinanti”. La parte più spassosa e coinvolgente, però, è tutto ciò che accade intorno alla partita: come si suol dire, uno spettacolo nello spettacolo. Il calore è quello tipico dei supporters africani, nessuno sembra curarsi nemmeno del diluvio che si abbatte su Durban.

A dare lustro all’incontro, la presenza di Beckenbauer, Platini e Karembeau: non che le superstar europee siano solite frequentare il campionato sudafricano, ma il circo Fifa è in città, sapete. In campo, poco di interessante: Bennet Chenene (forse il migliore in campo), sulla destra e Walaza, autore del gol del momentaneo 1-1, una delle poche speranze in un panorama decisamente avaro di promesse calcistiche. Troppo poco, per un Mondiale.

Stefano Piazza
saf2010.blogspot.com/

 

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3 01 2008
GQ.com Blog

[…] Cliccando qui, potrete leggere una sorta di quarta parte del diario sudafricano pubblicato in questo blog al mio […]

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