MITI MONDIALI/ Yashin, Pallone d’oro tra i pali

1 12 2007

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Un metro e novanta di riflessi e intuito, il numero uno più forte di tutti i tempi: questo e altro ancora è stato Lev Yashin, per tutti semplicemente “Il ragno nero”.

Figlio dell’ex Unione Sovietica, nasce in un paesino attiguo alla capitale nell’ottobre del 1929. La sua vita parte subito in salita: nato da genitori operai, intraprende anch’egli lo stesso duro mestiere all’età di dodici anni, durante la seconda guerra mondiale. Secondo la leggenda, fu proprio mentre lavorava che scoprì le sue straordinarie attitudini da portiere, bloccando i bulloni d’acciaio a lui dal padre. Il suo destino non si incrocia da subito col calcio: intorno ai vent’anni entra nella squadra di hockey su ghiaccio della Dynamo Mosca, nel ruolo di portiere, ma le sue speranze sono rivolte altrove…

Dopo la vittoria in campionato nel 1953, solo un anno più tardi arriva per Lev la svolta decisiva: il portiere dell’omonima squadra di calcio della Dynamo subisce un grave infortunio e si palesa per lui l’opportunità di giocare nello stesso ruolo da titolare. Yashin non può far altro che accettare e da allora in poi nella sua carriera non ci sarà spazio per nessun’altra squadra. In 21 stagioni, vincerà ben cinque campionati e tre coppe nazionali, divenendo una vera bandiera per tutti i supporters moscoviti. In 326 partite tra i pali della Dynamo, la sua porta rimane imbattuta per ben 211 incontri: un record assolutamente incredibile.

Non manca per lui la ribalta mondiale. La sua prima convocazione in nazionale avviene nel 1954, vi militerà fino al 1967, divenendo un riferimento importante per tutta l’Urss. Nel 1956 Yashin è il simbolo della vittoria sovietica alle Olimpiadi di Melbourne, l’emblema di una nazione finalmente vincente: è proprio in questo periodo che la sua abitudine di indossare una divisa nera in occasione di ogni partita gli vale il titolo di “Ragno nero”, che lo contraddistinguerà per l’intera sua vita.

Disputa per ben tre volte i mondiali, nel 1958, nel 1962, e nel 1966, occasione nella quale conquisterà uno storico quarto posto, risultato migliore in assoluto, mai raggiunto prima in tutta la storia calcistica dell’Unione sovietica nei campionati del mondo. Le soddisfazioni giungono contemporaneamente anche in campo europeo, durante le prime due edizioni del campionato continentale, nel 1960, con il trionfo assoluto nella manifestazione e nel 1964, col secondo posto.

E’ davvero l’apoteosi completa per tutta l’Urss, e Yashin ne è l’artefice principale, avendo reso la sua porta una fortezza impenetrabile per chiunque. Nel 1963, in occasione della partita d’addio del grande Stanley Matthews, organizzata dall’Inghilterra, Yashin gioca tra le fila del “Resto del Mondo”, incantando i migliaia di spettatori presenti allo stadio di Wembley, in una delle sue migliori partite in assoluto: egli erige un muro invalicabile contro il quale gli inglesi non possono far altro che sbattere.

Anche in virtù di questa fantastica prestazione, nel medesimo anno arriva per il “Ragno nero” il mitico pallone d’oro; ancora una volta è protagonista di un record: è infatti il primo portiere nella storia del calcio a vincere l’ambito trofeo. Nel 1971 Yashin appende definitivamente le scarpe al chiodo e il mondo del calcio lo celebra organizzando una partita in suo onore, alla quale partecipano, tra gli altri, campioni del calibro di Pelè, Eusebio e Facchetti.

Nel 1986 un’enorme tragedia cambia radicalmente la vita di Lev: in seguito a un pauroso incidente stradale egli subisce l’amputazione della gamba. Solo qualche anno dopo, nel 1990, un terribile male lo strappa alla vita.

A chiunque gli chiedeva quale fosse il segreto del suo talento, Yashin rispondeva che tutto stava nel fumarsi una sigaretta e bere qualche alcolico, prima di ogni gara; probabilmente non c’era nessun artificio dietro cotanta grazia, ma a noi piace immaginarlo con un bicchierino in mano e una sigaretta in bocca, prima di scendere in campo per conquistare l’ennesimo trofeo.

Beniamina Callipari

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