MITI MONDIALI/ Scirea, il “signore” degli azzurri

16 11 2007

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Se c’è qualcuno che più di ogni altro può esser definito un campione di correttezza e stile, quello è, senza ombra di dubbio, Gaetano Scirea, indimenticabile bandiera della Juventus e della nazionale azzurra.

In un’epoca nella quale il calcio è spesso associato alla violenza, è bello parlare di un giocatore che ha saputo guadagnarsi un titolo decisamente raro, ovvero quello di calciatore più corretto in assoluto, non avendo ricevuto in tutta la sua carriera il benché minimo cartellino. Eppure il suo era un ruolo di difesa, in cui le necessità di salvaguardare la propria retroguardia potevano costringerlo a falli di una certa irruenza. Ma Gai, così lo chiamavano tutti, costituì realmente un’eccezione.

Dopo due anni trascorsi nelle fila delle giovanili dell’Atalanta, Scirea esordisce in prima squadra nel 1972, facendosi particolarmente apprezzare come difensore laterale. Negli anni si evolve tatticamente come libero, inaugurando però una concezione più moderna di tale ruolo, intervenendo senza cattiveria, decisivo in fase difensiva, prezioso aiutante dei centrocampisti, e pronto a proporsi anche in fase offensiva.

Nel 1974 è accolto alla corte della Juventus, andando a dar man forte a una difesa già titanica, ma orfana di Salvadore, vicino al ritiro. In breve tempo diviene titolare a tutti gli effetti, e alla sua stagione di debutto in bianconero arriva subito lo scudetto, il primo di una lunghissima serie di successi. Con la Vecchia Signora, Scirea vince praticamente tutto, scrivendo le pagine più belle della sua carriera ed entrando di diritto nell’Olimpo del calcio: 7 scudetti, 2 Coppe Italia, 1 Coppa dei Campioni, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa Uefa, 1 Supercoppa Europea,1 Coppa Intercontinentale. Quest’ultimo trofeo, seppur vinto tragicamente, viene sollevato da Scirea in qualità di capitano.

I successi di Gai non si limitano alla sola Juventus, ma si tingono anche dei colori azzurri. Scirea, titolare fisso della nazionale dal 1974, in una squadra composta in gran parte da giocatori bianconeri, si laurea campione del mondo nel 1982, contribuendo in modo eccelso alla conquista del titolo iridato. L’Italia di Bearzot è anche la sua Italia: la difende con tenacia e con la correttezza di sempre, imponendosi di fronte a fior di campioni. Disputato anche il mondiale successivo, in Messico, conclusosi con l’eliminazione azzurra agli ottavi di finale, Scirea lascia per sempre la nazionale, dopo aver collezionato ben 78 presenze e siglando anche 2 reti.

Nel 1988, all’età di 35 anni, dopo aver vinto tutto quello che si poteva vincere, Gai decide di concludere definitivamente una carriera brillantissima, appendendo una volta per tutte le scarpette al chiodo. 552 partite e la vittoria di tutte le competizioni calcistiche ufficiali per club in maglia bianconera fanno di lui una vera bandiera juventina, di quelle che non rinasceranno mai. Il calcio, seppur non giocato, rimane comunque la sua passione e attività principale, quando diviene allenatore in seconda e osservatore della Juve di Zoff nel 1989; peccato che questa fase della sua vita duri poco più di un soffio.

Il 3 settembre dello stesso anno, di ritorno dalla Polonia, dopo aver visionato una squadra che di lì a poco avrebbe dovuto incontrare la Juve in Coppa Uefa, Scirea muore tragicamente in un incidente stradale, assieme all’autista che lo riportava in Italia, lasciando nello sgomento quanti lo avevano amato e apprezzato. Un destino atroce lo strappa troppo presto alla vita, quasi come se un disegno divino abbia voluto farci imprimere più forte nella mente il ricordo di Scirea calciatore, lasciandoci immaginare solamente quello che avrebbe potuto dare ancora a tutto il calcio italiano, da maestro di stile e lealtà quale era.

Per capire appieno ciò che Scirea ha significato per il mondo del pallone basta ricordare che nel 2005 l’ex C.T. della nazionale Bearzot ha chiesto il ritiro della maglia azzurra numero 6 per rendere omaggio a un uomo e ad un campione esemplare, quasi a dire, tra le righe, che Gai resterà per sempre unico e inimitabile.

Beniamina Callipari

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