MITI MONDIALI/Valentino Mazzola, una bandiera per sempre

6 11 2007

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“Il migliore uomo in campo, metà squadra era lui, così deve giocare una mezza punta e agire un capitano”: tutto questo e altro ancora si è detto di Valentino Mazzola, campione e uomo d’altri tempi. In un’epoca in cui il calcio era passione allo stato puro e le bandiere erano davvero per sempre, Mazzola ha saputo interpretare alla perfezione il ruolo di trascinatore e capitano di una squadra che ha fatto epoca: il Grande Torino, schiantatosi sulla collina di Superga il 4 Maggio del 1949.

Nato a Cassano d’Adda, mosse i primi passi da professionista nell’Alfa Romeo Milano, squadra militante in serie C. Negli anni in cui il mostro della seconda guerra mondiale si palesava in tutta la sua crudeltà, nel 1939, il giovane Valentino passò al Venezia, compagine di serie A, anche se di modesta caratura. In brevissimo tempo il suo temperamento e la sua classe si manifestarono completamente. Era una mezz’ala sinistra, ma di fatto un giocatore universale, a tutto campo, capace di ricoprire qualsiasi ruolo. Fu proprio nel periodo lagunare che incontrò Ezio Loik, ala destra, che insieme a lui avrebbe costituito la mitica e indimenticabile coppia di assi del Grande Torino. Gli anni veneti si rivelarono abbastanza soddisfacenti: nel 1941 arrivò la Coppa Italia, nel 1942 il terzo posto in campionato, ma il bello per Mazzola doveva ancora arrivare.

Nello stesso anno compì il grande salto, passando al Torino, che grazie a lui e a giocatori del calibro di Bacigalupo, Rigamonti, Ferraris II, per citarne solo alcuni, divenne nel giro di qualche anno il Grande Torino, una squadra a dir poco stellare. In maglia granata Mazzola fu in grado di vincere ben 5 scudetti (1943, 1946,1947,1948,1949), trascinando i suoi nell’Olimpo del calcio, da grande capitano quale era, e realizzando ben 109 reti in 231 partite disputate.

Il talento di Mazzola non passò inosservato al commissario unico della nazionale, Vittorio Pozzo, che lo volle a tutti costi in maglia azzurra. Valentino difese per la prima volta il tricolore il 5 aprile del 1942, in pieno conflitto mondiale, in un momento in cui la patria significava realmente tutto, e ci si sentiva fieri di poterla onorare, anche solamente per una partita di calcio. L’Italia sconfisse la Croazia per 4 reti a zero, Valentino non segnò, ma seppe comunque mettersi in bella mostra. Il primo gol azzurro non tardò a giungere: solo due settimane dopo, il 19 aprile, Mazzola realizzò una delle 4 reti in occasione di Italia-Spagna, conclusasi per 4 a zero in favore degli azzurri.

Sarebbero trascorsi tre anni prima che l’Italia potesse tornare di nuovo in campo, nel frattempo la guerra si era consumata, nella sua spirale di odio senza fine. Finalmente si tornava a vivere, a respirare aria di pace, a contare non più il numero dei morti, ma quello dei goals. Era l’11 Novembre del 1945, a Zurigo si giocava Italia-Svizzera: la partita si concluse in goleada, 4 reti a 4, e Mazzola, pur non segnando, ispirò le azioni di tutti i goal azzurri.

Il primo dicembre del 1946, in occasione di Italia-Austria (3 a 2), Valentino riprese il suo rapporto col goal in maglia azzurra. Quasi un anno dopo, il 9 novembre del 1947, sempre con gli austriaci, arrivò per lui la prima battuta d’arresto in nazionale, un micidiale 1 a 5. Solo un mese dopo la voglia di rivalsa di Mazzola si manifestò pienamente contro la Cecoslovacchia, un secco 3 a 1, in una partita che rivestì un significato importante: la sua prima volta da capitano dell’Italia. Ancora un 3 a 1 a Parigi, contro la Francia, nel 1948: la squadra azzurra per 10 undicesimi era costituita da giocatori granata, un vero e proprio record, che ci consente di capire l’enorme levatura di una squadra straordinaria.

La fama del Grande Torino arrivò così oltre i confini nazionali, ovunque si perpetuava il mito di una compagine davvero imbattibile, ovunque si parlava di quel gruppo straordinario di campioni, una vera e propria macchina da gol, assolutamente inarrestabile.

Mazzola giocò l’ultimo match in nazionale contro la Spagna, prima che il destino si abbattesse su di lui e i suoi compagni di squadra in quel funesto 4 maggio del 1949. L’aereo che riportava il mitico Toro a casa, di ritorno da un’amichevole in Portogallo, si schiantò sulla collina di Superga, stroncando delle giovani vite e infrangendo il sogno di milioni di tifosi. Valentino avrebbe potuto dare ancora tanto al calcio e alla vita, ma in trent’anni di esistenza riuscì comunque a lasciare un ricordo indelebile nei cuori di milioni di tifosi. Schivo nella vita, esplosivo in campo, rimane per tutti un esempio e un campione indimenticabile…

Beniamina Callipari

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