Il Mondiale a Siena: postscriptum semiserio di Italia-Sudafrica

24 10 2007

A una settimana esatta da Italia-Sudafrica, vinco -finalmente- le macchine che tentano di sopraffarmi e metto online un “mini diario” della mia vacanza a Siena.
L’occasione per fare il punto della situazione è la festa che l’Ambasciata Sudafricana di Roma ha dato la sera prima della partita in un lussuoso hotel di Siena. Tutti presenti, ovviamente, autorità e giornalisti, mancano solo i bafana bafana di Parreira – la serata è in loro onore, in fin dei conti – ma la vita mondana non si addice agli atleti.

E’ Tumi Makgabo, portavoce del comitato organizzatore, a illustrare il punto di vista dei padroni di casa. Frasi di circostanza a parte (“Se siamo pronti per il Mondiale? No, non lo siamo. Ma lo saremo di sicuro nel 2010“), l’entusiasmo è evidente, contagioso, forse un po’ eccessivo, almeno da un punto di vista sportivo: “Non possiamo affermare con certezza che il Sudafrica diventerà campione del mondo, ma perchè non possiamo sperarlo?”
Non tutti sono così ottimisti, riguardo alle prestazioni dei bafana bafana anche se, in prospettiva, l’augurio è che i ragazzi di Parreira non abbandonino il Mondiale prima degli ottavi di finale.
Per ora, però, l’impresa non sembra semplicissima.
In uno stadio con troppi spazi vuoti (per una città come Siena, che già ospita la Nazionale in un impianto da serie B, è abbastanza imbarazzante), il Sudafrica scende in campo con un copertissimo – ma un po’ ballerino- 4 – 1 – 3 – 1 – 1.
Fumo un toscano, anche se non si potrebbe, ma qui fumano tutti e scopro che i due colleghi che dividono con me il gabbiotto-stampa, prima ancora di sapere chi fossi, mi hanno preventivamente coperto di improperi, nell’eventualità che non fossi un amante del tabacco. La comparsa dei miei sigari, grazie al cielo, fa rientrare l’incidente diplomatico. E’ il mio esordio con gli azzurri e, per fortuna, i due veterani non me lo fanno pesare più di tanto. Più che la partita (mediocre), mi godo lo spettacolo della rodatissima coppia di colleghi: Ugo Trani (Il Messaggero), romano e romanista, e Adolfo Mollichelli (Il Mattino), napoletano e juventino (“Ho avuto Maradona e Platini: che posso chiedere di più dalla vita?“). Tanto, sono l’unico senza computer, visto che il pezzo per il Manifesto – dedicato a Sudafrica 2010 e non ancora uscito – l’ho scritto nel pomeriggio. Mah, direi che già questo basterebbe a darmi l’aria dell’imbucato, ma non è finita qui.
La gara è noiosa e il primo tempo scivola via senza troppe emozioni. E l’intervallo non è da meno: impiego l’intero quarto d’ora di “riposo” per recuperare un po’ d’acqua. Ottima organizzazione, davvero.
La ripresa, a parte un colpo di testa di Mauri (fuori), come dire? Due palle così. Meno male che Dossena, entrando, ravviva la serata: visto il modo in cui lui e il quarto uomo armeggiano con qualcosa che non riesce a togliere, direi che ha dimenticato di sfilare il piercing al capezzolo (in realtà, è la catenina).
Difesa discreta, in fin dei conti, quella dei sudafricani, almeno fino al primo gol di Lucarelli. A Fernandez, il portiere, do un 6 abbondante.
Fine. Siena (lo stadio e i tifosi, con gli insulti alla Fiorentina) un po’ deludente. Italia un po’ deludente. Bafana bafana un po’ deludenti.
Chiudo la serata umiliandomi: non male l’esordio di Paolo Cannavaro. Ma Cannavaro non è mai entrato
Vabbe’, ero venuto a Siena soprattutto per capire a che punto fosse l’organizzazione del primo Mondiale africano, ma confesso che qualche dubbio mi è rimasto. Tumi Makgabo sembra in gamba ma, com’è ovvio attendersi, il suo lavoro è quello di vendere l’assoluta perfezione del “prodotto” che rappresenta.
Insomma, dovrò scavare un po’ più a fondo, per capire, ad esempio, quale sia la reale situazione del Green Point Stadium di Cape Town (il disastro mostrato da Youtube o il gioiello di cui parlano Fifa e comitato locale?) o a che punto sia la questione sicurezza. Secondo Nkareng Matshe, inviato del quotidiano The Star, di Johannesburg, il problema della sicurezza, soprattutto nella sua città (“a causa della fortissima immigrazione“) è reale, anche se un po’ esagerato dai media stranieri. “Però resta una città meravigliosa e i tifosi, nel 2010, se ne accorgeranno“. Vedremo. A dire il vero, però, nel corso della serata Nkareng mi parla con lo stesso tono entusiasta di quasi tutte le città del suo Paese.
Chiudo con una curiosità. Uno dei progetti per la promozione del soccer sudafricano è quello di portare “in tournèe” nella Rainbow Nation alcune squadre europee, italiane comprese. Secondo l’Ambasciatore Lenin Shope, gli ostacoli non sono solo di carattere economico: molte società della Serie A considerano ancora eccessivo un viaggio del genere e, sottovalutandola, reputano la vetrina offerta “non all’altezza”. Chiudo con un retroscena (ma la fonte la lascio anonima): Silvio Berlusconi sarebbe stato sul punto di portare il Milan in Sudafrica, ma erano i giorni della storica finale di Champions con il Liverpool (la prima quella dell’incredibile rimonta) e il malumore dell’allora premier fece sfumare ogni possibile accordo.
I commenti tecnici li rimando, dovrei riuscire a mettere insieme i pareri dei colleghi presenti allo stadio. Dovrei.

Stefano Piazza 

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