SFIDE MONDIALI/ La “mano di Dio” e quel gol divino: Argentina -Inghilterra ’86

11 10 2007

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Allo Stadio Azteca di Città del Messico, in occasione dell’ultimo quarto di finale della Coppa del Mondo del 1986, scendono in campo le nazionali di Inghilterra ed Argentina.

E’ una calda giornata di fine giugno, di fronte si trovano due paesi già rivali fuori dal terreno di gioco, a causa della recente guerra delle Falklands-Malvinas. I sudamericani possono contare su un giovane di belle speranze, un certo Diego Armando Maradona, postosi già in rilievo nei precedenti mondiali; punta di diamante degli inglesi è invece Gary Lineker, autore di ben cinque dei sei gol realizzati dai britannici fino a quel momento, che lo rendono tra l’altro capocannoniere del torneo.

Il primo tempo scorre via senza troppi sussulti, caratterizzato dalla strettissima marcatura di Bucher, titanico difensore inglese, sul “piccolo” Maradona, che comunque riesce a far vedere qualcuno dei suoi guizzi. La prima parte di gara si conclude, così, sul pareggio a reti inviolate. Sarà la seconda frazione di gioco a offrire un vero e proprio spettacolo ai milioni di spettatori presenti.

E’ il 50’, dalla destra Valdano crossa in area per Maradona, che salta prontamente infilando la palla in rete di testa, beffando il portiere Shilton in uscita. Ma non sempre le cose sono come appaiono… L’arbitro tunisino Bennaceur, non esita a convalidare il goal, dirigendosi con estrema sicurezza verso il centro del campo, e infischiandosene delle calorose proteste di tutta la compagine britannica. Invano essi cercano di convincerlo del grosso abbaglio preso: gli inglesi sono sicurissimi del tocco di mano e non di testa, da parte del campione argentino.

Il replay darà ragione a loro, e lo stesso Maradona a fine partita ammetterà il suo colpo d’astuzia, giustificandolo come una mano divina, accorsagli in aiuto nel momento del bisogno. Quasi a dire che a realizzare il goal siano state, in realtà, delle forze celesti e sovrumane: un modo per discolparsi, senz’altro singolare.

Tra i ragionevoli dissensi britannici e la sconfinata gioia degli argentini per il vantaggio raggiunto, la partita va avanti. Trascorrono solo 4 minuti: è il 54’ quando Dieguito si fa perdonare, partendo da centrocampo e dribblando uno per uno ben 6 giocatori inglesi e lo stesso portiere Shilton, per poi depositare splendidamente il pallone in rete. Maradona consegna agli annali del calcio uno dei goals più strepitosi di tutti i tempi. Tecnica, grinta, velocità, non manca nulla in questa realizzazione: c’è tutto il mondo di Diego, fatto di piedi fatati, incoscienza e classe sopraffina. Il mondo ha appena dimenticato la burla ordita solo qualche minuto prima dal fuoriclasse argentino, tributandogli uno scrosciante e meritato applauso. E’ il 2 a 0 per i sudamericani.

L’Inghilterra, tramortita prima dall’astuzia e poi dal talento di Maradona, tenta un’ultima carta con Barnes, gigantesco attaccante, che arriva a dar man forte, al fine di una disperata rimonta. Solo all’81’ Lineker accorcerà le distanze, ma invano. L’Argentina cerca in tutti i modi di far trascorrere il tempo che rimane, tenendo palla e facendo scattare ancora Maradona dalle parti di Shilton. Il risultato finale è 2 a 1 per i biancazzurri, che passano agevolmente il turno, rimanendo l’unica squadra sudamericana ancora in corsa per il titolo mondiale.

I giornali inglesi scriveranno che senza quel fantomatico goal, la partita avrebbe preso tutta un’altra piega, ma il calcio, come la vita, è fatto anche di furbizia e di piccole umane follie. Resta il fatto che a un colpo d’astuzia è comunque seguito uno splendido colpo di genio, che ha spazzato via in un solo attimo ogni dubbio e ogni inutile polemica.

Beniamina Callipari

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