SFIDE MONDIALI/”6-3″, lezione di ungherese a Wembley

4 10 2007

Londra, 25 Novembre 1953: l’Imperial Stadium di Wembley è teatro di una delle partite più memorabili della storia del calcio, che cambierà completamente le ferree regole di questo sport. Si scontrano l’Inghilterra dei maestri, e l’Ungheria dei principianti.

Il senso di superiorità inglese è evidente sin dalle parole di Billy Wright, difensore britannico, che non risparmia il suo feroce sarcasmo nei confronti degli avversari: le scarpe degli ungheresi assomigliano, sotto la caviglia, a delle pantofole. Non sono neanche attrezzati dice ai compagni di squadra poco prima dell’inizio della partita. Di lì a poco si sarebbe completamente ricreduto… La sua ironia si riversa anche sul fenomeno assoluto dei magiari, il grandissimo Ferenc Puskàs: quel tipo basso e cicciottello, lo faremo senz’altro a pezzi, afferma Wright, con una sicurezza incredibile.

La convinzione, però, è come sempre sintomo di debolezza: non fa neanche in tempo a pronunciare queste parole, che a soli 50 secondi dall’inizio la “modesta” Ungheria realizza il goal dell’uno a zero, ad opera di Hidegkuti. In 30 minuti accade di tutto: gli inglesi rispondono al momentaneo vantaggio magiaro con Sewell, ma Hidegkuti prontamente si ripete, portando il risultato sul 2 a 1 per i suoi. Quindi Puskàs realizza la fantastica rete del 3 a 1, preceduta da una splendida finta su se stesso, rimasta negli annali del calcio come una delle realizzazioni più belle di tutti i tempi. Bozsìk segna il gol del quattro a uno, Mortensen accorcia le distanze per i britannici, è quattro a due. Su questo risultato si conclude il primo tempo.

Si apre la ripresa, Bozsik realizza il cinque a due, poco dopo Hidegkuti porta il vantaggio a un cospicuo sei a due. Vano il rigore di Ramsey, utile solo a ridurre le distanze: è 6 a 3 per i magiari il verdetto finale.

Quello che conta, però, non è solo il risultato, ma il modo in cui esso è stato raggiunto: grinta, umiltà, e tanta sostanza. Trentacinque tiri in porta contro 5 danno pienamente l’idea dell’annientamento inglese: la riscossa dei poveri sui ricchi , la riscoperta di un nuovo modo di porsi in campo, movimenti senza palla, 4-2-4. Chi mai ne aveva sentito parlare prima? L’Ungheria era lontana, povera e bistrattata e gli inglesi, inventori del calcio, mai si sarebbero sognati di informarsi su avversari così inferiori. Loro, che il calcio lo avevano insegnato agli altri, non avevano bisogno di conoscere le mosse altrui e così affrontarono ad occhi chiusi la sfida.

Non avevano fatto i conti coi magici magiari, inventori del calcio totale, capaci di ridicolizzare le strette marcature a uomo applicate dagli inglesi. Non esistono ruoli ben definiti, ogni giocatore ungherese è perfettamente intercambiabile, e il gioco di squadra prevale su ogni individualità.

Per capire l’importanza della vittoria magiara sugli inglesi, basta fare una visita nel centro storico di Budapest, dove esiste un bar che si chiama “6-3”, in onore del mitico risultato, che ha dato lustro, visibilità e dignità a un intero popolo, reduce dalle sofferenze subite nel corso del secondo conflitto mondiale. Può sembrare strano, ma anche il calcio a volte fa miracoli!

Beniamina Callipari

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