MITI MONDIALI/ Puskàs, il “tenente” col vizio del gol

17 09 2007

Basso e cicciottello, ma con un sinistro da paura: in due parole Ferenc Puskàs, il più grande calciatore ungherese di tutti tempi, simbolo di quel calcio che era ancora pura e semplice passione.

Nato e cresciuto a Budapest, la sua carriera ha inizio nel periodo più buio della storia dell’umanità, nel 1943, durante la seconda guerra mondiale. Esordisce a soli 16 anni nella Honved di Kispest, un sobborgo di Budapest, in quella che era la squadra dell’esercito ungherese. Dopo soli due anni guadagna la convocazione in nazionale, debuttando poco dopo la fine del conflitto, nel 1945, contro l’Austria, realizzando il primo degli 83 goals segnati in 84 partite in maglia “magiara”. In quel terribile periodo il giovane Ferenc entra nell’esercito e diventa il “maggiore” Puskàs.

Nel giro di pochi anni fa diventare l’Honved una squadra stellare, vincendo ben 5 campionati (’50, ’52,’54,’55 e ’56). La sua vera consacrazione arriva però in nazionale: guidato dal tecnico Gusztáv e coadiuvato da giocatori del calibro di Hidegkuti, Czibor e Bozsik, dà origine al formidabile attacco dei “Magici Magiari”, capaci di rimanere imbattuti per ben 43 partite di seguito. Nell’agosto del ’52 gli ungheresi conquistano l’ambito titolo olimpico, trascinati alla vittoria dai goals di Puskàs, non ultimo quello realizzato nella finalissima, contro la Jugoslavia. E’ solo l’inizio.

La storia del calcio registra uno dei suoi momenti più memorabili, quando nel novembre del 1953, nello stadio di Wembley, l’Ungheria infligge all’Inghilterra un pesantissimo 6 a 3, condito da una doppietta di Ferenc. I maestri del pallone sono annientati e umiliati a casa propria: è Puskàs l’artefice del trionfo ungherese, punta di diamante di una squadra invincibile che, per ironia della sorte, perde la sua imbattibilità proprio nella partita più importante di tutte, la finale di Coppa del mondo del 1954, contro la Germania.

La sconfitta per 3 a 2 è di quelle che non si scorderanno mai, ma Ferenc riesce comunque a imprimere il suo sigillo, firmando il goal del momentaneo vantaggio magiaro. Le 4 reti realizzate nel corso del torneo, seppur in condizioni fisiche precarie, non riescono però a confortarlo: la delusione è immensa.

Con la rivoluzione ungherese e l’invasione di Budapest ad opera delle truppe sovietiche, per Puskàs e per molti suoi colleghi magiari si apre un periodo davvero critico: ora è la vita ad essere in gioco, non più una semplice partita di calcio. Trovandosi a Bilbao, per una trasferta dell’Honved, Ferenc decide di chiedere asilo politico alla Spagna. Inizia così un secondo capitolo della sua esistenza, in quella che sarebbe stata la sua squadra fino alla fine della carriera: il Real Madrid.

Puskàs continua ad essere un vincente: cinque campionati spagnoli e tre Coppe dei Campioni (1959, 1960, 1966), lo consegnano definitivamente alla storia. Nella finale del 1960, contro l’Eintracht di Francoforte, vinta dalle merengues per 7 a 3, Puskas stabilisce un record tuttora imbattuto, realizzando ben 4 reti nella finale. Per tutti ormai è “el Cañoncito Pum”. Con Alfredo di Stefano forma l’attacco delle meraviglie e contribuisce alla vittoria del Real nella prima edizione della Coppa Intercontinentale (1960), e nella Coppa del Re (1962).

La lunga permanenza in Spagna gli consente il cambiamento di nazionalità: è così che nel 1962, in occasione dei Mondiali in Cile, gioca con la maglia delle “furie rosse”, dopo aver debuttato già nel 1960. Nel 1966, decide di concludere gloriosamente la sua brillantissima carriera, ritirandosi dopo la vittoria della terza Coppa dei Campioni.

Nel 1971, nella sua nuova carriera di allenatore, porta il Panathinaikos alla finale di Coppa dei Campioni, poi persa per 2-0 contro l’Ajax. L’AEK Atene, per 5 anni, e le stimolanti avventure con l’Arabia Saudita, il Colo Colo, il Sol de America, il Cerro Porteño e il South Melbourne, rappresentano gli episodi successivi della sua esperienza da tecnico. Nel 1993, a 66 anni, lascia una volta per tutte il calcio e decide di ritornare nella sua amata Ungheria, che gli esprime la sua riconoscenza conferendo all’ex maggiore Puskàs i gradi di tenente. Quattro anni più tardi, è suo il titolo di “Miglior Cannoniere del XX secolo”. Era davvero il minimo dopo 512 reti in 528 incontri.

Nel 2006 una grave polmonite lo strappa alla vita, ma non ai suoi tifosi, e agli innumerevoli estimatori che continuano a rivivere le sue gesta attraverso vecchi filmati in bianco e nero, memorie di un’epoca remota, povera di denaro, ma ricca di talenti, dei quali Puskàs, uomo di grande levatura umana e agonistica, è il rappresentante più significativo.

Beniamina Callipari

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