MITI MONDIALI/Il regno di Michel

13 09 2007

C’era una volta un bambino di nome Michel: così potrebbe iniziare la storia di uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, che di cognome fa Platini, e che a tutti gli effetti ha vissuto una vera e propria favola.

Il piccolo Michel nasce nel 1955 a Joeuf, una piccola cittadina francese, ma è in realtà di origini italiane. Il nonno si era trasferito in Lorena da un paesino della provincia di Novara, Agrate Conturbia, per aprire un bar, punto di riferimento per gli emigrati italiani in Francia. E’ proprio qui che Platini trascorre le sue giornate, giocando a pallone e inventandosi immaginarie sfide mondiali al fianco di fior di campioni. Non a caso, il suo idolo è Pelè, e per tutti in mezzo al cortile è Pelèatini. Al momento di ritirare la sua prima carta d’identità il giovane Michel alla voce professione fa scrivere: calciatore. Invano l’impiegato comunale cerca di convincerlo che quello non è un lavoro: qualche anno dopo gli eventi avrebbero dato ragione al ragione al ragazzo.

Gli amici lo prendono in giro per il fisico esile e la statura bassa, tanto da chiamarlo“Ratz”, rasoterra, ma la stoffa del campione non gli manca. Infatti, a soli 17 anni Michel firma il suo primo contratto da professionista con la squadra del Nancy. In poco tempo conquista l’affetto e la stima di tutti:i muscoli continuano ad essere pochi, ma la classe c’è e compensa ogni lacuna fisica.

Nel 1976 debutta in nazionale, contro la Cecoslovacchia, palesandosi agli occhi del mondo intero. Rimane al Nancy fino al 1978, anno in cui conquista la Coppa di Francia, e lascia la squadra che lo ha lanciato per il St. Etienne. Nello stesso anno, continua ad essere il leader della nazionale ai mondiali argentini. Nella stagione 1980-81 arriva lo scudetto, che lo consacra sempre più come “Le Roi”, soprannome che lo accompagnerà in tutta la sua meravigliosa carriera. Ai mondiali del 1982, si fa notare portando la Francia a un dignitosissimo quarto posto, ma la svolta è già avvenuta: il 23 Febbraio dello stesso anno, in occasione di Francia-Italia nella splendida cornice del Parco dei Principi.

Sugli spalti, a vedere la partita c’è un certo Giovanni Agnelli, patron della Juventus, una delle squadre più illustri del campionato italiano. Quella sera a vincere è la Francia, e Platini gioca uno dei suoi match più spettacolari: è in quel preciso istante che l’Avvocato si innamora di lui, della sua classe, e dei suoi piedi fatati, decidendo senza ripensamenti che quell’asso del calcio sarebbe stato della sua Juve. In meno di qualche giorno, il passaggio alla Vecchia Signora diviene realtà, Platini arriva a dar man forte a una squadra già stellare.

Dopo un primo periodo caratterizzato da noie muscolari e una pioggia di critiche da parte della stampa italiana, arrivano gli anni della gloria: 2 scudetti, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa Italia, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa Europea, e 1 Coppa dei Campioni, purtroppo macchiata di sangue, per il tragico crollo dello stadio Heysel, senza dimenticare i tre titoli consecutivi di capocannoniere (1983, 1984, 1985). Negli stessi anni tre palloni d’oro consecutivi, a suggellare tre stagioni indimenticabili, che gli consentono di stabilire un vero e proprio record.

Nel 1984 arriva la consacrazione in nazionale con la vittoria degli Europei, primo trofeo in ottant’anni di storia del calcio francese e il personale titolo di capocannoniere assoluto della competizione. Due anni dopo, inizia quell’inesorabile calo fisico che di lì a poco lo porta alla drastica decisione del ritiro. Al mondiale messicano, in una forma non proprio perfetta, riesce comunque a infliggere una clamorosa eliminazione all’Italia campione del mondo uscente: sarà l’ultima sua impresa transalpina.

È tuttora suo il record di miglior marcatore di sempre con la maglia della Nazionale francese, ben 40 goals realizzati. La stagione 1986-87 rappresenta per lui l’ultima chance in bianconero: non c’è più il Trap, non ci sono più le vecchie glorie, e comincia a venir meno anche la forma, ma Michel cerca comunque di offrire i suoi lampi di genio a una squadra in fase di declino.

A 32 anni decide di ritirarsi dal calcio giocato, con rammarico di tutti i tifosi e i cultori del bel calcio. Quel 17 maggio del 1987 una tristezza irreale aleggia allo stadio Comunale di Torino: “E’ davvero la fine” afferma Platini da ormai ex calciatore. Non sa ancora che una carriera da alto dirigente federale è appena cominciata…

Beniamina Callipari

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