SFIDE MONDIALI/Italia-Nigeria ’94: la riscossa del Divin Codino

7 09 2007

5 Luglio 1994: nella “fornace” dello stadio di Boston ha luogo l’incontro valido per gli ottavi di finale del mondiale americano tra Italia e Nigeria. Gli azzurri guidati da Sacchi, dopo una rocambolesca qualificazione frutto di una fase a gironi non proprio brillante, incrociano nel loro cammino gli ostici africani.

Le premesse sono tutt’altro che buone: la Nigeria gode di una perfetta forma fisica e di un entusiasmo immenso, noi invece abbiamo già perso capitan Baresi per un grave infortunio, e il nostro uomo di punta Roby Baggio è l’ombra di se stesso, non essendo riuscito ancora a realizzare un goal.

Il primo tempo scorre senza troppi sussulti fino al 26’, quando un grossolano errore di Maldini – tocco accidentale su una palla proveniente da un corner – fornisce ad Amunike un’occasione d’oro: il nigeriano non fallisce, e realizza a porta vuota la rete del vantaggio africano.

Da quel momento in poi la Nigeria appare più rilassata, pervenendo alla porta azzurra in rarissime occasioni. L’Italia, dal canto suo, non ne approfitta, e la prima frazione di gioco si chiude favorevolmente per gli africani. Nella ripresa Sacchi corre ai ripari, sostituendo uno spento Berti col parmense Dino Baggio. Il cambio si rivela azzeccato: il neo-entrato sfiora subito il goal, colpendo un palo.

Al 63’, quella che finora era una semplice partita, si trasforma in una vera odissea, mettendo a dura prova le coronarie di milioni di tifosi italiani: entra in campo Zola, al debutto assoluto, nel giorno del suo compleanno, come nella migliore delle fiabe, ma è risaputo, non tutte hanno un lieto fine… Il sogno del parmense dura appena 12 minuti, il tempo di procurarsi un rigore ineccepibile ed essere espulso dal famigerato arbitro Brizio Carter per un inesistente fallo di reazione. Il pianto di Zola è il pianto di tutti noi, è la nostra favola che si spezza insieme alla sua!

La Nigeria difende il risultato, attendendo, flemmatica, il 90’, e quando mancano appena 100 secondi al triplice fischio, accade l’inimmaginabile: Mussi, intercetta una palla sulla destra, fornendola prontamente a Roby Baggio.

I nostri cuori iniziano a battere acceleratamente, i nostri occhi, tutti rivolti verso i piedi del fantasista di Caldogno. Attendiamo il miracolo e quel miracolo avviene: il Divin Codino ritorna ad essere tale, l’incantesimo si rompe magicamente e la sua stella riprende a brillare, quando quel pallone, sfiorando il palo interno, si infila alle spalle di Rufai, sorvolando l’intera difesa nigeriana.

“Baggio ci ha tirati giù dall’aereo”, affermerà Sacchi il giorno seguente la partita, avendo già immaginato un rientro infelice tra pomodori e insulti! I tempi regolamentari si chiudono così in parità, con sorpresa dei nigeriani, che già pregustavano il sapore della vittoria.

Si va ai supplementari: gli africani appaiono ovviamente demotivati per il colpo subìto, mentre l’Italia, sulle ali dell’entusiasmo, ha una marcia in più nonostante l’inferiorità numerica. Trascorrono pochi minuti, e uno straordinario Benarrivo, falciato in area da Eguavoen, si procura un provvidenziale rigore, decretato senza esitazione da Carter.

Dal dischetto Roby Baggio – ancora una volta il destino azzurro è nei suoi piedi – non sbaglia, realizzando il meritato 2 a 1. Ma il fato ha ancora un conto in sospeso con noi, quando Mussi è costretto a lasciare il campo, vinto dai crampi. Ridotti in 9 contro 11, l’impresa si fa ancora più ardua, ma teniamo duro fino alla fine, conquistando una qualificazione del tutto insperata. Cuore, orgoglio e grinta, e l’Italia vola ai quarti. Solo un pallone alto verso il cielo distruggerà di lì a poco i nostri sogni…

Beniamina Callipari

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