Reconquista argentina!

23 07 2007

Ancora Argentina, due anni dopo. A Toronto è andata come da pronostico, ma i strafavoriti sudamericani hanno dovuto sudare più del previsto per avere la meglio sulla rognosa Repubblica Ceca in una gara che ha entusiasmato solo nella mezzora finale dopo sessanta minuti di noia mortale.

Nel primo tempo, infatti, l’unica occasione degna di nota si era avuta al 9’ di gioco a favore dei cechi. Punizione a spiovere dalla sinistra, Kudela spizza per Suchy che calcia in porta da pochi passi; Romero ci mette un piede, la palla carambola sul palo e l’Argentina si salva. Di lì sino all’intervallo, poco o nulla: europei molto compatti e argentini che soffrivano più del dovuto le assenze di Cahais e Yacob, con una difesa a tratti imbarazzante specie nei due centrali.

Nella ripresa, tuttavia, anche grazie al caldo meno incombente (la gara si è giocata nell’ora di punta per permettere la diffusione anche all’estero nonostante il fuso orario), la musica è cambiata. Al 49’ è la penetrazione di Moralez, l’uomo in più dell’Argentina dagli ottavi in poi, a dare la scossa al match: Petr è però super a sbarragli la strada e, sul capovolgimento di fronte, è Kalouda ad andare vicino al gol ma Romero è pronto ed alza in corner con un guizzo acrobatico.

Al 59’, finalmente, il risultato si sblocca. E’ splendido il gol di Fenin che porta in vantaggio la Repubblica Ceca: l’attaccante riceve palla spalle alla porta, approfitta del remissivo Fazio e stoppa con il destro per poi girare al volo di sinistro. Conclusione imparabile per Romero, ma la reazione argentina si fa attendere solo due minuti. Banega recupera palla sulla trequarti e taglia in due la retroguardia avversaria, decisamente “sonnolenta”, innescando la velocità di Aguero che, solo davanti a Petr, non ha difficoltà a siglare l’1-1.

La partita sale finalmente di tono (nonostante un arbitraggio troppo severo, ben 11 gli ammoniti) ma sono ormai i campioni in carica a tenere in mano le redini del gioco. Al 69’ il viola Mazuch si appisola in area di rigore, Moralez è lesto a levargli il pallone e scaglia subito un sinistro violento all’indirizzo di Petr, che copre però bene il proprio palo e salva in corner. Il forcing argentino si intensifica nel finale: all’86’il neoentrato Acosta, ha la palla buona per chiudere il match ma, da buona posizione, cerca una sorta di pallonetto che termina alto sopra la traversa. Il gol dell’Argentina arriva però pochi istanti dopo. Zarate, sino a lì poco incisivo, si accentra dalla sinistra e conclude dal limite dell’area; il destro non è irresistibile ma la palla si infila tra palo e Petr, decisamente complice nel caso. Giochi chiusi e, due anni dopo, il campionato mondiale giovanile sorride ancora all’Argentina: in Olanda il talento di Messi illuminò il proscenio, stavolta è stata la vittoria del gruppo anche se il Kun Aguero sarà ricordato come l’uomo simbolo di un torneo che l’ ha visto primeggiare nella classifica cannonieri.

Luca Bertelli

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