Il format della Coppa del Mondo da Rimet ai giorni nostri

10 07 2007

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 Jules Rimet consegna la prima Coppa del Mondo all’uruguayano Paul Jude

Partecipare con la propria nazionale alla Coppa del Mondo e magari vincerla è il sogno proibito di qualsiasi calciatore che ha avuto la fortuna di intraprendere la carriera professionistica. E’ la competizione per antonomasia, si gioca per la propria nazione, i tifosi non ti chiedono di vincere ma di dare tutto e rappresentare degnamente il Paese. L’importanza di questo torneo è dunque tale, che vale la pena raccontarne la storia e le sue origini.

L’idea di organizzare un torneo mondiale aperto alle selezioni nazionali è nata all’epoca della fondazione della Federazione Internazionale dell’Associazione Football (FIFA), il 21 maggio 1904 a Parigi. I paesi fondatori (Francia, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Svizzera e Spagna) hanno come obbiettivo la creazione di un “campionato internazionale”. A quei tempi, però, l’assenza di adeguate strutture all’interno delle associazioni nazionali e l’imprecisione dei regolamenti di gioco fanno fallire tutti i tentativi. Per un po’ di tempo, quindi, l’idea viene accantonata, fino a quando il successo del torneo di calcio organizzato per i giochi olimpici del 1924 a Parigi non dà fuoco alle polveri: la FIFA, nella figura del suo presidente l’avvocato francese Jules Rimet, si mette al lavoro con entusiasmo ed energia.

L’organizzazione del campionato del mondo fu tuttavia lunga e si dovettero attendere altri quattro anni, precisamente il 28 maggio 1928, perché la Federazione arrivasse alla sua creazione e ne fissasse la prima edizione per l’anno 1930. La FIFA decise di farsi carico delle spese di viaggio e soggiorno delle squadre partecipanti. Quanto agli eventuali guadagni, essi sarebbero stati ripartiti tra i partecipanti mentre le perdite sarebbero state a carico del paese organizzatore. Il primo paese ospitante fu l’Uruguay, che proprio nel 1930 festeggiava l’anniversario della sua indipendenza, e  fu preferito alla Spagna, alla Svizzera, all’Italia e all’Ungheria. A vincere la prima edizione furono i padroni di casa, ma il torneo riuscì a riunire solo quattro squadre europee: gli uruguayani, fortemente irritati da ciò, decisero così di non partecipare alla seconda edizione che ebbe luogo in Italia.

In origine, il campionato del mondo si disputò con il nome di “Coppa del Mondo”. Dal 1964 il torneo fu denominato Campionato del Mondo-Coppa Rimet. Tali cambiamenti erano dovuti al fatto che dal 1930 le regole della competizione erano più volte cambiate oscillando tra la formula dell’eliminazione diretta e quella del girone all’italiana. Nel 1954 si decise di unificare i due sistemi: sedici squadre con primo turno all’italiana ed eliminazione diretta a partire dai quarti di finale. Si decise inoltre che il primo paese vincitore di tre edizioni avrebbe definitivamente conquistato la Coppa. I primi a riuscire in tale impresa furono i brasiliani, che guidati da Pelé si aggiudicarono per la terza volta il trofeo nel 1970 in Messico. Il torneo si assestò in questo modo per diversi anni, fino a quando nel 1982, in Spagna, il numero delle nazionali partecipanti alla fase finale fu portato da sedici a ventiquattro. Le squadre qualificate furono allora divise in sei gruppi di quattro. Le qualificate avrebbero successivamente composto un secondo turno (con 4 gruppi di tre) che avrebbe designato le semifinaliste. Nel 1986 si ritornò alla formula di un primo turno, composto da sei gironi, all’italiana, ed eliminazioni dirette a partire dagli ottavi. Tale formula persiste ancora oggi, con la sola differenza che dai mondiali del 1998 in Francia le squadre partecipanti sono state portate da 24 a 32 con il conseguente aumento dei gironi da sei ad otto. Un’evoluzione che potrebbe approdare a nuove soluzioni negli anni avvenire, senza intaccare però il fascino della competizione più amata del mondo.

Antonio Alfieri

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