Viene dal Messico l’erede di Ronaldinho

8 07 2007

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E’ uno dei pochi gioielli del Mondiale Under 20 ad aver già conquistato l’Europa. Per l’esattezza la Spagna, dove vive da quando il Barcellona lo ha strappato al Club Monterrey. Studia da vice-Ronaldinho, ma in Canada Giovanni dos Santos Ramìrez è il leader del Messico.

Figlio d’arte – suo padre è l’ex giocatore brasiliano Zizinho che conosce e sposa una messicana durante la sua militanza nei club Amerìca e Leòn – Giovanni detto “Gio” o “Giova” nasce l’11 maggio del 1989 a Monterrey. Cresce sotto la guida anche tecnica del padre, che fonda una scuola-calcio denominata Sao Paulo e lo lancia nella Dallas Cup in un torneo Under 12. Giovanni è la star della sua squadra e Zizinho lo giudica pronto per il salto di qualità. Il provino con il Club Monterrey è una formalità: “Gio” viene ritenuto un prodigio ed entra a far parte della società.

Con il suo team si distingue in un torneo giovanile in Francia e viene notato dagli osservatori del Barcellona, che lo portano in Catalogna a giocare nelle squadre inferiori. Nel 2005 balza agli onori della cronaca trascinando il Messico alla vittoria nei Mondiali U17: la metà dei gol realizzati dalla nazionale centroamericana è frutto di suoi assist.

L’estate dopo il Barcellona lo invita nella pre-season della squadra maggiore e lui si fa trovare pronto. In un’amichevole contro l’AGF Aarhus va addirittura in gol. La prossima stagione potrebbe essere quella del definitivo exploit. Laporta ha annunciato che Dos Santos farà parte dell’organico della prima squadra, mentre il ct del Messico Hugo Sanchez ha dichiarato di voler presto convocare il campioncino nella nazionale maggiore.

Tra gli ammiratori di Dos Santos persino il suo mito Ronaldinho, che lo ha visto crescere allenamento dopo allenamento e lo ha indicato come suo possibile successore. “Mi aspetto grandi cosa da lui. Mi somiglia molto sia fisicamente sia tatticamente”.

In effetti Dos Santos sembra il fratello minore dell’asso brasiliano: stesso look, stessa velocità e potenza di gioco, un tiro esplosivo e, in più, buone abilità di copertura. Ad avallare il paragone è anche la trafila giovanile: Ronaldinho vince il Mondiale U17 a 16 anni, come “Gio”. Lo vince risultando il secondo miglior giocatore del torneo. Come “Gio”. Certo, per il messicano la strada verso il Pallone d’Oro è tutta da scrivere, ma le premesse per incamminarsi verso il traguardo ci sono tutte.

Graziana Urso

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