Freddy Adu sfida il Brasile di Pato

6 07 2007

Brasile contro Stati Uniti uguale Pato contro Adu. Un match nel match questa sera in Canada, per le due giovanissime promesse internazionali che ai Mondiali U20 non hanno finora deluso le attese. Del talento carioca abbiamo già scritto, oggi è la volta del nordamericano.

In verità Adu nasce e cresce nella città portuale di Tema, in Ghana, giocando a calcio a piedi scalzi contro avversari che hanno tre volte la sua età, ma a 8 anni emigra con la sua famiglia a Washington, per seguire la madre vincitrice della Green Card Lottery. Diventerà cittadino americano nel 2003.

Scoperto da un allenatore locale, fa il suo debutto nella Major League Soccer con il D. C. United all’età di 14 anni, diventando il più giovane giocatore statunitense ad apparire in una competizione professionistica dal 1887. Poche settimane dopo, un altro record: segnando un gol ai MetroStars diventa il più giovane marcatore di sempre della MLS. Il bottino del suo primo anno da professionista è di 5 gol e 3 assist, ma su di lui piovono le critiche di chi sostiene che i suoi 14 anni siano troppo pochi per affrontare psicologicamente e fisicamente le fatiche del calcio che conta.

Adu non si scompone e lavora sulle sue abilità difensive giocando da centrocampista la stagione 2006. E’ un anno importante per lui, perché viene convocato nella nazionale maggiore e debutta all’81’ in un’amichevole contro il Canada, entrando in campo al posto dell’infortunato Eddie Johnson. Ma nelle nazionali giovanili la sua esperienza è quella di un veterano. Non per nulla alla tenera età di 18 anni è il capitano dell’Under 20, dopo aver già disputato altri 3 tornei internazionali.

E’ lui la stella più fulgida del team a stelle e strisce. E’ il primo giocatore ad aver segnato una tripletta sia nei Mondiali U17 (contro la Finlandia nel 2003) sia in quelli U20 (tre giorni fa contro la Polonia). Mancino, è capace di andare palla al piede in profondità e di dribblare l’avversario, ha una discreta visione di gioco, che gli permette di proporsi come rifinitore, ma anche un buon feeling con la rete. E’ un leader naturale. Di lui ha detto Thomas Rongen, il coach statunitense: “E’ il mio portavoce negli spogliatoi. Ha uno spirito competitivo e l’orgoglio di indossare la sua maglia, vuole vincere ogni partita e riesce ad essere straordinariamente contagioso”.

Adu gioca da quest’anno nel Real Salt Lake, ma è nel mirino di numerosi club europei. L’Inter lo contattò alcuni anni fa, facendogli un’offerta che venne rifiutata dalla madre su consiglio del suo agente. Il Manchester lo segue serratamene da quando nel novembre scorso lo notò in una sessione di allenamento. Ma il sogno di Adu, per sua stessa ammissione, è giocare nel Real Madrid.

Oggi per lui la sfida delle sfide. Contro la Selecao e soprattutto contro l’altro “golden boy” della competizione. A confronto due stili di gioco diversi: più elegante quello di Pato, più brillante quello di Adu. In comune però i due rampolli del calcio mondiale hanno qualcosa di più dell’età e della gavetta. Basta dare un’occhiata al lato posteriore della maglia. Numero 11, lo stesso per entrambi.

Graziana Urso

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