CAMPIONI AFRICANI/Eto’o: una pantera contro il razzismo

4 07 2007

Senza peli sulla lingua, dentro e fuori dal campo di gioco, Samuel Eto’o, punta di diamante del Barcellona e della nazionale del Camerun, non ha mai fatto mistero del suo modo di fare provocatorio e mai banale.

Da anni vive in Europa ma il suo pensiero è sempre rivolto all’Africa ed alla sua gente: i soldi delle sponsorizzazioni li gira a enti benefici per l’assistenza dei più bisognosi, mentre si è più volte dimostrato scettico nei confronti delle campagne antirazziste “griffate” dalle grandi multinazionali dell’industria sportiva. Molto meglio fare beneficenza in privato, lontano dai riflettori e dalle strategie di marketing degli sponsor. Una persona trasparente, genuina, una mosca bianca in un mondo corrotto e pieno di veleni come quello del calcio.

Una volta disse: “Di quello che ho non rinuncerei solo ad una cosa: il colore della pelle”. Parole come queste valgono  più di un Pallone d’Oro, ma rappresentano allo stesso tempo un chiaro segnale di sfida indirizzato agli imbecilli che si ostinano a macchiare le partite di calcio con assurdi atti di razzismo. Nel febbraio del 2006, nei minuti finali del big match tra il Real Saragozza ed il Barcellona, la “Pantera Nera” non ha resistito ai beceri ululati provenienti dagli spalti de “La Romareda” e si è avviato furibondo verso il tunnel degli spogliatoi. Solamente le parole dell’amico-nemico Ronaldinho hanno convinto Eto’o a ritornare sui propri passi. In seguito alla vicenda, il Real Saragozza è stato multato con un’ammenda di 9000 euro ed il problema del razzismo è tornato all’improvviso d’attualità, tanto da indurre il presidente della Fifa Joseph Blatter ad approvare sanzioni più severe per punire le discriminazioni razziali che si manifestano all’interno degli stadi.

Il rapporto conflittuale tra il camerunense ed i supporters del club aragonese risale al febbraio dell’anno precedente, quando l’attaccante del Barcellona, dopo aver segnato un gol, esultò imitando il verso della scimmia, deridendo coloro che lo fischiavano dal primo minuto di gioco. “Queste persone hanno pagato il biglietto per venire a vedere una scimmia, tanto valeva fare la scimmia”, dichiarò poi in conferenza stampa. Prima della partita una bambina “bianca” di Saragozza gli aveva consegnato una lettera, nella quale confessava che se avesse potuto avrebbe scambiato il colore della pelle con il suo, per non fargli sopportare più tutto questo ogni volta: “Nessuna motivazione sarebbe stata più forte. Negli spogliatoi ho detto ai miei compagni: «Andiamo in campo e sbraniamoli!». Sono entrato sul terreno di gioco con il cuore che mi batteva a tremila”. Il Barcellona stravinse la gara 4 a 1: Samuel Eto’o, il migliore in campo, aveva avuto la sua rivincita.

Esemplare nella vita, dominatore in campo. Il suo talento viene notato nel 1996 dagli osservatori del Real Madrid, che lo spediscono in Spagna a farsi le ossa nelle giovanili delle “merengues”. A soli 17 anni è stato il più giovane giocatore dei Mondiali di calcio in Francia con la nazionale dei “Leoni Indomabili”, con la quale ha vinto l’oro olimpico a Sydney e due volte la Coppa d’Africa. Nel 2000 il club dell’allora presidente Florentino Pérez  lo gira in prestito al Maiorca. Il giovane attaccante si mette in luce nella Liga grazie alla sua tecnica sopraffina ed alla sua velocità da fare invidia ad un centometrista. Nell’estate del 2004 il Barcellona decide di puntare sul camerunense investendo l’importante cifra di 24 milioni di euro. Con i catalani Eto’o conquista la Champions League 2005-2006 e due scudetti nella Liga , nel 2004- 2005 e nel 2005-2006. E’ stato votato miglior giocatore africano dell’anno nel 2003 e nel 2004. Nel 2005 si è classificato al secondo posto nella graduatoria del Fifa World Player. Attualmente fa parte del tridente d’attacco più forte al mondo, insieme al brasiliano Ronaldinho Gaucho e all’argentino Lionel Messi.

Il recente arrivo tra le file catalane dell’ex bomber dell’Arsenal Thierry Henry potrebbe spingere Eto’o verso altre destinazioni, ma secondo alcune indiscrezioni sembra che sia stato proprio il camerunense a convincere l’amico francese a trasferirsi al  Barcellona per poter giocare finalmente insieme. A fine carriera vorrebbe fare l’allenatore, seguendo il modello del suo maestro Luis Aragonés, anche se il primo proposito resta quello di impegnarsi più attivamente nei programmi di solidarietà ai quali già partecipa in favore dei bambini del suo Camerun.  

Andrea Siracusa

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