Parreira-Milutinovic: sarà sfida nel 2010?

22 06 2007

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Uno è chiamato lo “zingaro del pallone”, ed ha allenato cinque nazionali in cinque edizioni mondiali. L’altro, il “brasiliano giramondo”, nel 2010 sarà al suo sesto gettone mondiale. Per chi non l’avesse ancora capito, stiamo parlando di Velibor Milutinovic da Belgrado e di Carlos Alberto Parreira da Rio De Janeiro.

Lo zingaro del pallone. Detto anche il globetrotter della panchina, Milutinovic ha allenato cinque diverse nazionali in cinque competizioni continentali. Infedele per costituzione e insensibile a richiami nazionalisti (è serbo, ma non ha mai allenato la Serbia), questa volta è volato a Kingston come commissario tecnico della Giamaica. L’obiettivo? Il solito: condurla ai Mondiali del 2010 in Sudafrica.

La leggenda di Milutinovic inizia con l’incertezza sulla data di nascita, come accade per i calciatori africani. Secondo gli almanacchi le primavere sono 66, ma lui, detto anche “Bora”, assicura di averne quattro in meno. Serbo di nascita, è diventato messicano dopo il matrimonio con un’ereditiera centroamericana. «Nascere poveri è una sfortuna, sposarsi una povera è da scemi», il suo manifesto esistenziale.

Nel 1983 la federazione messicana lo sceglie come ct per preparare la coppa del mondo che si svolgerà tre anni dopo proprio in Messico. Milutinovic porta i “Pumas” fino ai quarti di finale, persi contro la Germania. Dopo questo exploit e un’esperienza poco fortunata in Italia all’Udinese, arriva l’offerta della Costa Rica per Italia ’90. Un miracolo, che “Bora” però non solo compie due volte, portando i “Ticos” fino agli ottavi contro la Cecoslovacchia.

La successiva avventura lo ingolosisce ancora di più. Mondiali Usa 1994. La nazione a stelle e strisce non vuole sfigurare e pensa a lui. All’epoca negli States non c’era nemmeno un campionato professionistico in cui cercare i giocatori. Così Milutinovic setaccia i campus universitari, dove scopre il talento del rosso Alexi Lalas, che giocherà poi in Italia nel Padova. E ai Mondiali i discepoli di Bora non sfigurano, uscendo solo agli ottavi contro il Brasile poi campione.

Si arriva a Francia ’98, e questa volta la sfida di Milutinovic si chiama Nigeria. Esordio fulminante per le “Super Aquile”, che all’esordio battono la Spagna. Superata di slancio la prima fase, Milutinovic esce ancora agli ottavi, stavolta contro la Danimarca. Se tutto questo non basta per far entrare nella leggenda Bora, arriva l’impresa della vita: la Cina vuole arrivare ai mondiali di Corea-Giappone 2002. La squadra non esiste, e Milutinovic comincia il suo tour nello sterminato impero asiatico cercando calciatori ovunque. La Cina infila 12 successi su 14 gare nelle qualificazioni, l’ultimo dei quali il 7 ottobre 2001 contro l’Oman per 1-0.

Si va ai mondiali, dove arrivano però 3 sconfitte nella fase a gironi. Ma l’impresa è stata comunque compiuta. Nel 2006 in Germania Milutinovic prende un anno sabbatico, ma nel 2010, in Sudafrica, con la Giamaica, vuole esserci per la sesta volta.

Il “brasialiano giramondo”. Chi invece spera che nel 2010 in Sudafrica Milutinovic non ci arrivi è Carlos Alberto Parreira, attuale tecnico dei “Befana Befana”. Parreira infatti in quella data – se Milutinovic non ci sarà – farà proprio il record storico di sei panchine in sei mondiali differenti. La parabola di Parreira, meno intessuta di aneddoti, è però altrettanto esaltante e non meno ricca di successi rispetto a quella di Bora.

La carriera del tecnico carioca, 64 anni (ne siamo certi) comincia in Brasile, nel Fluminense, dove allena per 4 anni, dal ’75 al ’78. E proprio nel ’78 è il Kuwait a coprirlo di dollari per arrivare a giocare i mondiali di Spagna ’82. La nazionale del Medio Oriente arriverà alla fase finale. Otto anni dopo, altro miracolo. Portare ad Italia ’90 gli Emirati Arabi Uniti. Missione compiuta. Parreira così comincia ad avere estimatori anche in Brasile.

Nel 1994, sarà proprio lui a guidare i verdeoro verso la conquista del titolo negli Stati Uniti. Titolo vinto ai rigori contro l’Italia dopo lo scialbo 0-0 in finale. Nel frattempo Parreira tenta le avventure nelle squadre di club, a Valencia (esonerato dopo poche giornate) e poi in Turchia, al Fenerbahce, dove vince uno scudetto. Nel 1997 allena in America nei New York Metro Stars, ma un anno dopo raccoglie il quarto gettone al mondiale del 1998 con l’Arabia Saudita. Fuori dal mondiale nel 2002, nel 2006 Parreira torna sulla panca del Brasile, ma in Germania i campeones escono contro la Francia ai quarti di finale.

Parreira però eguaglia il record di Milutinovic con cinque mondiali allenati (ma con quattro squadre diverse, mentre per Bora tutte nazionali diverse). Nel 2010 però, in Sudafrica Parreira è sicuro di andarci, visto che i Bafana Bafana sono qualificati di diritto in quanto paese ospitante. Milutinovic invece dovrà lavorare. E chissà se si incroceranno, come in quel giugno del 1994, quando il Brasile agli ottavi battè gli Stati Uniti. Chi erano gli allenatori delle due squadre? Inutile chiederlo: Parreira e Milutinovic. Come dire, arrivederci al 2010.

Mirko Nuzzolo

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One response

8 01 2009
Francesco

E’ vero, sarà anche nazionalista e non eccepibile sotto il punto di vista morale, ma a mio avviso rimane uno dei più grandi allenatori del mondo…Si è applicato con costanza e dedizione al suo lavoro andando a scovare talenti soprattutto sui campi di periferia. E’ riuscito a raggiungere obiettivi che alcuni suoi colleghi ben più titolati non riuscirebbero mai a raggiungere: complimenti Bora, sei un grande!

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