31 anni dalla rivolta di Soweto: l’emergenza oggi riguarda i bambini africani

18 06 2007

Iniziò con una marcia pacifica degli studenti neri contro la politica scolastica della minoranza bianca che li obbligava a studiare in ‘afrikaans’, la lingua dei coloni boeri, quella che 31 anni dopo viene ricordata come la ‘rivolta di Soweto’; si concluse con sassaiole e scontri che provocarono la morte di circa 618 studenti neri e il ferimento di altri 1500.

Fu così che, il 16 giugno 1976, iniziò il movimento che nel 1994 portò alla fine dell’apartheid in vigore dal 1948. Nel 1991 l’allora Organizzazione dell’Unità africana (Oua, oggi Unione Africana) decise di ricordare l’accaduto proclamando il 16 giugno ‘Giornata internazionale del bambino africano’. A distanza di 16 anni, i bambini del continente africano continuano però a patire fame e malattie e a subire violenze e traumi fisici e psicologici. Inoltre, ogni anno in Africa, oltre 1,2 milioni di bambini, secondo stime correnti, sono vittime del traffico di minori.

‘Combattere il traffico di minori’ è il tema scelto quest’anno dalla Commissione dell’UA per celebrare la “Giornata internazionale del bambino africano” proprio “per mantenere lo slancio e porre l’enfasi sulla violenza contro i bambini che era il tema dell’anno scorso: infatti, il traffico di bambini è una delle forme di violenza perpetrate contro i bambini”, ha detto il presidente dell’Unione africana (Ua), Alpha Omar Konare. “I bambini cadono preda del traffico a causa della povertà, della mancanza di lavori decenti, di entrate e migliori opportunità per loro e le loro famiglie, dei conflitti armati, del cattivo governo, delle discriminazioni, della violenza e dello sfruttamento” si legge nel messaggio di Konare, che ha annoverato tra le cause anche la mancanza di registrazioni alla nascita, il costume dei matrimoni prematuri e la domanda di lavoratori domestici.

“Non dobbiamo chiudere gli occhi” è l’appello conclusivo di Konare, che prosegue: “Dobbiamo pensare seriamente che milioni di bambini fuori di qui soffrono e aspettano di essere salvati. Noi abbiamo il dovere morale e l’obbligo legale di rispettare gli impegni presi per salvaguardare i diritti e il benessere del bambino africano. Impegniamoci a far sì che l’Africa sia un posto adatto ai bambini”.

(fonte: http://www.misna.org)

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