Il pallone “stregato”

16 06 2007

Riti di magia nel bel mezzo di una partita. In Africa succede anche questo

Immaginate lo stadio Olimpico gremito da 80mila persone, durante il derby tra Roma e Lazio. All’intervallo il punteggio è di 1 a 1. Dagli spogliatoi escono i giocatori per il secondo tempo, quello decisivo. I tifosi si infiammano. Riprendono i cori, gli applausi, i fischi. A un certo punto accade qualcosa di strano. I giocatori di una delle due squadre si dispongono in cerchio al centro del campo. Tutti insieme, come se niente fosse, si calano i pantaloni e urinano nello stesso punto, tra lo sbigottimento generale. Nel frattempo, un paio di giocatori avversari spargono una strana polvere sulla metà campo rivale, mentre un terzo, cesto alla mano, rompe uova sull’erba compiendo strani gesti.

Sembra l’ultimo romanzo di Stefano Benni, penserà qualcuno. Invece è successo e tuttora succede in numerosi stadi di tutta l’Africa, dove, oltre ai cronici problemi dati dalle carenze di strutture e mezzi adeguati, allenatori, arbitri e presidenti devono fare i conti con un problema invisibile, ma molto più complicato: le pratiche di stregoneria.

L’ultimo, eclatante caso, si è registrato in Tanzania: poche settimane fa le due principali società calcistiche della serie A locale, Simba e Yanga, sono state multate poiché, durante un incontro, i loro rispettivi giocatori si sono resi protagonisti di pratiche che con lo sport – almeno per come lo si intende in Europa – hanno poco a che vedere.

Riti propiziatori dietro alle panchine, urinate di gruppo in campo, gesti e comportamenti strani, o all’apparenza incomprensibili, avevano fatto pensare ai membri della Fat, la federazione calcistica della Tanzania, che le due società avessero entrambe fatto ricorso a pratiche di stregoneria per danneggiarsi l’un l’altra. Il risultato è stata un’ammenda di ben 500 dollari a testa. Che da quelle parti non sono noccioline.

«Siamo stati costretti ad intervenire», dice sconfortato Michael Wambura, segretario generale della Fat, dal suo ufficio a Dar es Salaam. «È un problema che affligge il nostro calcio. In tanti credono, ad esempio, che un vecchio stregone possa lanciare un malocchio per far sbagliare i giocatori di una squadra e per favorire gli altri». «Abbiamo tentato in tutti i modi di scongiurare simili pratiche – prosegue Wambura -, multe alle società, sospensioni di giocatori, sconfitte a tavolino. Non sappiamo più che fare».

Il calcio a Dar es Salaam e dintorni sembra talmente impregnato di attività magiche, che qualche strega è riuscita addirittura a infilarsi in una partita di qualificazione per i mondiali di Germania del 2006. In una gara giocata lo scorso anno tra Kenya e Tanzania, a Nairobi, i giocatori tanzaniani sono stati informati, poco prima dell’incontro, che non avrebbero ricevuto la paga pattuita. Il motivo? I soldi erano destinati a uno stregone, che li avrebbe aiutati a vincere. La partita è finita 3 a 0 per il Kenya.

Episodi come questo sono comuni in tutto il continente nero. Forse alcuni ricorderanno quanto avvenne durante la gara d’apertura degli scorsi mondiali del 2002 in Corea e Giappone. In campo c’erano Francia e Senegal, gli africani inflissero una sconfitta storica ai campioni del mondo in carica, che poi uscirono miseramente dalla competizione a causa della prova opaca delle proprie stelle. Dopo la partita, per le strade della capitale senegalese Dakar, centinaia di presunti stregoni furono visti auto-attribuirsi il merito del successo dei propri beniamini, asserendo di aver lanciato un incantesimo che aveva indebolito le gambe del campione francese, Zinedine Zidane. Poco lontano, in Mali, nello stesso anno, lo storico portiere della nazionale del Camerun, Thomas N’Kono, era stato protagonista di un episodio curioso durante una partita di coppa d’Africa nello Stadio della capitale, Bamako. Colto sul fatto mentre sistemava con aria sospetta alcuni gris-gris (amuleti) nei pressi della porta poco prima dell’inizio della gara, era stato immediatamente accerchiato, atterrato e ammanettato da una decina di poliziotti maliani. Per punizione era stato sospeso per un anno da qualsiasi attività calcistica.

«Stregoneria e magia sono parte integrante del calcio africano», spiega dalla capitale ugandese Kampala, Frederick Musisi. Ex stella del calcio ugandese negli anni ’70, Musisi è oggi un giornalista di punta del quotidiano nazionale, The Monitor. «In più di venti anni di sport giocato e raccontato – continua – ne ho viste davvero di tutti i colori, anche nelle finali continentali. É accaduto nel 1978, ad Accra, in Ghana. I nostri ragazzi si giocavano la finale di coppa d’Africa contro i padroni di casa. Prima della gara, uscirono dallo spogliatoio semiintossicati da un incenso molto forte che qualcuno aveva acceso fuori dal loro spogliatoio. Persero 2 a 0. Ma fenomeni bizzarri – continua – si vedono ovunque. Spesso, quando una palla prende il palo o la traversa, alcuni giocatori della squadra che ha sbagliato il tiro vanno a toccare il punto esatto colpito dal pallone. Pensano che, così facendo, rimuoveranno la fattura che qualcuno ha effettuato. Urinare sul terreno non è poi così inconsueto. Chi lo fa crede che sia un modo di lavare via la maledizione».

Per la cronaca, la partita disputata tra le due squadre tanzaniane, Simba e Yanga, è terminata 2 a 2.

(fonte: missionaridafrica.org)

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