Un calcio all’apartheid

27 03 2007

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In Sudafrica il calcio è molto popolare e ha la sua base di reclutamento nella comunità nera. Oggi, insieme ad altri sport come rugby e cricket, è l’elemento aggregante di un paese estremamente frammentato sul piano etnico, religioso e linguistico. In passato, però, anche il pallone è stato vittima dell’apartheid. A farne le spese soprattutto la Nazionale, terreno di scontro tra bianchi e neri, che la Fifa ha prima sospeso e poi definitivamente espulso.

Il primo grave episodio accade nel 1962, quando la Federazione sudafricana (SASA) decide di escludere i giocatori di colore dalla selezione che deve rappresentare il paese ai Mondiali. Riammesso nella Fifa un anno dopo, il Sudafrica viene di nuovo sospeso nel 1974, in seguito alla scelta della SASA di presentare una squadra di soli bianchi ai Mondiali ’66 e di soli neri ai Mondiali ’70.

L’espulsione irrevocabile arriva nel 1976, dopo i fatti di Soweto. Bisognerà aspettare la fine dell’apartheid, l’inaugurazione di un nuovo corso politico e la rifondazione della SASA nel segno della riconciliazione razziale, per rivedere il Sudafrica sulla scena calcistica internazionale: è il 7 luglio 1992 e i calciatori sudafricani, ribattezzati Bafana Bafana (“i ragazzi”), superano il Camerun per 1-0.

Nel 1996 la svolta: il Sudafrica conquista la Coppa d’Africa contro la Tunisia, davanti agli 80.000 tifosi dello stadio di Johannesburg. Esplode la festa e 44 milioni di persone si riversano per le strade a far baldoria, insieme: è la prima vittoria condivisa della storia calcistica nazionale.

Fra tre anni e mezzo il Sudafrica si ripresenterà al mondo con il pass della nazione ospitante, senza passare sotto il fuoco di fila delle qualificazioni. Finora ai Mondiali non ha mai brillato, e anche quando è riuscito a qualificarsi, nel 1998 e nel 2002, non è mai andato oltre il primo turno. Ma i Bafana Bafana hanno l’entusiasmo e la freschezza di un popolo che, sotterrata l’ascia di guerra, si è scoperto affamato di successi e di riconoscimenti internazionali. L’organizzazione di Sudafrica 2010 è già un bel traguardo: c’è da scommettere che venderanno cara la pelle anche in campo.

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